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Correzione .
 
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L’Archivio Osvaldo Borsani annuncia la prima mostra retrospettiva sulla vita e la carrierea di un architetto, designer e visionario. ‘Osvaldo Borsani’ – dal 15 maggio al 15 settembre – curata e disegnata da Norman Foster e Tommaso Fantoni. La mostra traccerà l’arco della carriera di Borsani dagli anni ’30 fino al 1985; presentando oltre 300 oggetti, da pezzi unici a icone industriali, accanto a una gamma incredibilmente ricca di materiali d’archivio tra cui disegni e fotografie.
Nastro di gala - agenore fabbri

LA COLLEZIONE ABV

Per celebrare il fertile rapporto fra Osvaldo Borsani e il mondo dell’arte nel 1991 Valeria Borsani realizza la “Collezione ABV”, in cui vengono coinvolti nove artisti. Alcuni di essi collaboratori “storici” di Borsani (Agenore Fabbri e Arnaldo Pomodoro) e altri vicini al mondo Tecno (Getulio Alviani e Carlo Mo). Alcuni sono rappresentativi di avanguardie artistiche a cui Borsani ha sempre guardato con estremo interesse (Man Ray, Luigi Veronesi, Jeffrey Steele e François con Frédéric Morellet). Infine, Gio Ponti, di cui viene realizzato quel famoso “Triposto” progettato nel 1967 ma rimasto allo stadio di prototipo.
Come scrive Valeria Borsani nella presentazione della Collezione, “Tecno ha chiesto la collaborazione di artisti per progettare mobili. Non sculture sulle quali ci si possa anche sedere o appoggiare. Non multipli d’arte. Mobili in senso pieno”.
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In 1991, Valeria Borsani creates the “ABV Collection”, involving nine artists, to celebrate the fertile relationship between Osvaldo Borsani and the world of art.
Some of them (Arnaldo Pomodoro and Agenore Fabbri) are historic collaborators of Borsani. Some others (Getulio Alviano and Carlo Mo) are close to world of Tecno. Some others (Man Ray, Luigi Veronesi, Jeffrey Steele, Frençois and Fréderic Morellet) are representatives of the artistic vanguards that always attracted Borsani’s interest. And then Gio Ponti, who designed in 1967 that famous “Triposto”, never produced so far. As written by Valeria Borsani in the Collection presentation, “Tecno asked some artists to collaborate in the creation of furnishings. Not sculptures where eventually you can seat on or rest. Not multiples of art. Just furnishings. In their full sense”.

The story of an endless present

firma

Oggi, 31 anni fa, ci lasciava Osvaldo Borsani, protagonista dell’architettura e del design italiano del ‘900, grande imprenditore, brillante innovatore. E questo è un fatto anagrafico. Perché Borsani non è mai andato via. Da quel momento in poi a parlare di lui sono stati gli edifici che ha progettato, gli oggetti che ha creato, le persone che lo hanno conosciuto, la sua Tecno con cui ha contribuito a creare quella cultura imprenditoriale che negli anni ’80 verrà sintetizzata nel concetto di “Made in Italy”. Oggi vogliamo partire dalla sua firma. Quella con cui ha siglato disegni, progetti e visioni. Quella, con cui da oggi, vogliamo riprendere la narrazione della sua storia. Quella del protagonista di un tempo che vive in un “presente continuo”.

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Today, 31 years ago, Osvaldo Borsani passed away. He was a protagonist of 20th century architecture and design, a great entrepreneur, a brilliant innovator. He is no longer with us, but he has never gone away. The conversation he started is continuing through the buildings he designed, the furnishings he created, the people who knew him, the company he built (Tecno, one of the entrepreneurial jewels of Made in Italy). 
Today we want to open a new dialogue with Osvaldo Borsani. Starting from his signature. A stroke of a pen that signed projects, drawings and visions. A stroke of a pen that, now, tells a timeless story living in the present continuous.

Elle Decor, casa di Tommaso Fantoni 11

Osvaldo Borsani e Agenore Fabbri

Siamo alla fine degli anni ’40 quando, ad Albisola, Lucio Fontana presenta Agenore Fabbri a Osvaldo Borsani. Tra i due nasce una profonda amicizia che presto diventa anche collaborazione professionale, come dimostrato dalle numerose opere dello scultore pistoiese che Borsani sceglie per i suoi progetti d’interni (tra cui la scultura metallica che ancora oggi impreziosisce l’atrio della Villa di Varedo.

Elle Decor, casa di Tommaso Fantoni 10

Vertigo

L’arte contemporanea per Osvaldo Borsani è sempre stata non solo fonte ispirativa, ma anche il seme di fertili collaborazioni con i più grandi maestri del ‘900 italiano. Oggi, le forme dell’iconica P40, disegnata da Borsani nel 1955, ispirano l’installazione “Vertigo” dell’artista multimediale newyorkese C.T. Jasper presentata da Le Guern Gallery ad Artissima Torino 2015.

Fregio di Arnaldo Pomodoro, Villa Mar Caspio

Osvaldo Borsani e Arnaldo Pomodoro

Siamo a metà degli anni ‘50 e Arnaldo Pomodoro, approdato a Milano, comincia a frequentare l’ambiente artistico di Brera: Lucio Fontana, Enrico Baj, Umberto Milani, Emilio Scanavino, Gianni Dova, Ugo Mulas ecc. Ed è proprio Lucio Fontana a presentare Pomodoro a Osvaldo Borsani, da sempre molto interessato alle nuove frontiere artistiche. Borsani rimane colpito dal senso dello spazio del giovane scultore. E tra i due nasce un sodalizio professionale e umano che durerà tutta la vita.

T147

Marco Fantoni (successivamente coordinatore del Centro Progetti Tecno) con T147 dà una nuova dimensione a quel connubio di purezza formale e funzionalità appreso operando fianco a fianco con Osvaldo Borsani. Progettato nel 1970 con un tratto decisamente minimalista, T147 è un tavolino basso di grandi dimensioni particolarmente adatto per vasti soggiorni o spazi di rappresentanza. La sua forma è realizzata con un basamento in legno laccato satinato opaco e un piano in acciaioinossidabile satinato. Al centro di questo piano è posizionato un cubo in acciaio che regge un ripiano in cristallo.

 

T96

T96

1956: Osvaldo Borsani realizza la scrivania T96 nell’ambito del progetto per l’arredamento del Palazzo ENI di San Donato Milanese commissionato da Enrico Mattei. L’originale forma angolare di T96 si armonizza perfettamente con gli spazi a pianta poligonale delle varie stanze. Inoltre questa forma dinamica e avvolgente, corredata da cassettiere girevoli, rivoluziona il modo di vivere l’ufficio. La scrivania direzionale infatti si spoglia della “rappresentanza” per farsi pratica, operativa e relazionale. I sostegni con tre razze della T96 sono in alluminio pressofuso o in acciaio inossidabile lucido. Il piano in legno di noce o palissandro presenta anche una versione con sottomano in cuoio.

 

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L’eredità di Osvaldo Borsani

Il tuo appartamento ospita i progetti iconici di tuo nonno, Osvaldo Borsani. In che modo la sua figura influenza ed è fonte di ispirazione per il tuo processo progettuale?
Osvaldo, più lo conosco, più capisco quanto avesse le idee chiare sul suo percorso sia in termini di funzionalità, sia in termini di forma. La sua dedizione alla qualità sarà sempre il migliore esempio per me. Poi, ovviamente, i tempi cambiano. Lui ha attraversato differenti epoche e codici formali. Ha cominciato dando forma a raffinati oggetti “su misura” in stile per clienti unici ed è arrivato a creare aree di lavoro minimali per milioni di persone. In qualche modo, lui ha saputo proiettare se stesso e la sua azienda in un futuro che ancora oggi vive nel presente”.

Da un’intervista a Tommaso Fantoni per Elle Decoration Philippines

L77

Con L77 la visione di Osvaldo Borsani dell’ufficio come “spazio vivo” raggiunge un nuovo traguardo. Progettato nel 1956 per gli uffici ENI, L77 è un letto a una piazza con struttura in metallo snodata attraverso un semplice e veloce comando posto sui due lati. Le parti del telaio sono rivestite di stoffa lanata e il materasso in gommapiuma poggia su un traliccio formato da strisce elastiche di tessilastic. Questo letto, che insieme alla P40 e al D70 costituisce il “manifesto dell’estetica meccanica di Osvaldo Borsani”, può assumere una vasta gamma di posizioni che lo rendono confortevole non solo per il sonno, ma anche per il relax e la lettura.

L77

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